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giovedì 4 dicembre 2008

medici virtuosi (pochi, per la verità)


Tempo di Natale, tempo di regali. A questa regola non sfuggono nemmeno i tanti medici (di famiglia e non) raggiunti in questi giorni da cesti, gadgets e benefits delle maggiori case farmaceutiche (italiane e non) come segno di apprezzamento (e ringraziamento) per il "solerte" lavoro svolto durante l'anno con i propri assistiti. Ma il "contentino" vale anche per i corsi d'aggiornamento, of course. L'assioma è garantito: se gli dai da mangiare, vengono. Secondo un'indagine condotta alla Mayo Clinic di Rochester, basta uno spuntino gratis e la presenza dei medici ai corsi d'aggiornamento s'impenna del 38%. Ciò nonostante, l'81% dei partecipanti esclude che la casa farmaceutica che paga il pranzo influenzi la lezione e il loro comportamento professionale. Non sono così ingenui, e così presuntuosi, i medici di New York che hanno fondato "No free lunch", niente pasti gratis. Ricalcando il modello newyorkese sono nate analoghe associazioni in Francia, Spagna, Olanda, Australia. L'equivalente nostrano si chiama "No grazie, pago io". Esiste dal 2004 e conta la bellezza di 238 aderenti. Una goccia nel mare, a fronte dei 350 mila medici italiani. Una minoranza virtuosa che dice e pratica cose molto sensate. Ma piuttosto onerose. Chi diventa un "No grazie" non si limita a rinunciare ai gadgets (biro, agende, libri, piccoli attrezzi medici) regalati dalle case farmaceutiche. Non partecipa a convegni «spesati» (spesso in località turistiche, sempre in alberghi a 5 stelle), non accetta compensi dalle ditte per relazionare a congressi o per produrre materiale informativo destinato ai colleghi o ai pazienti, rifiuta la sponsorizzazione delle aziende farmaceutiche e biomedicali per realizzare eventi formativi. «Il nostro non è un invito. Sottoscriviamo un codice di autoregolamentazione, una sorta d'aggiunta al giuramento d'Ippocrate», dice la pediatra modenese Luisella Grandori che con due colleghi ha fondato il "No grazie". Lei i «regali» non li accettava neppure prima. Persona affabile ed educata, i rappresentanti delle ditte farmaceutiche (che solo in Italia si chiamano «informatori scientifici») non li ha mai messi alla porta. «Sono loro che hanno smesso di venire», quando si sono accorti che con lei non alzavano un chiodo. Reazione dei colleghi? «Ti fanno sentire una mosca bianca, un tipo un po' strano», risponde Guido Giustetto, medico di base "No grazie" a Pino Torinese, «però quando ho aperto lo studio con altri cinque colleghi ero l'unico a non ricevere i rappresentanti, adesso siamo in tre. Discutere, confrontarsi, serve». Un confronto comunque difficile, secondo la dottoressa Grandori, perché «gli altri» considerano i No grazie «dei fondamentalisti, dei talebani, degli integralisti. Ci accusano di vedere malafede ovunque». E invece, tiene a precisare, «noi non pensiamo che i medici siano disonesti se accettano regali». Sono esseri umani che con umiltà dovrebbero ammettere (con se stessi) d'essere «vulnerabili e fragili», come tutti. Centinaia di ricerche psicologiche e una vasta letteratura evidenziano che il «regalo» crea nel medico una vischiosa disponibilità alla gratitudine e alla benevolenza verso Big Pharma. Dunque, meglio stare alla larga, non abbassare le difese. Negli Stati Uniti le multinazionali del farmaco dichiarano di spendere nel marketing mirato ai medici 7 mila dollari l'anno per ogni camice bianco. La cifra reale è sicuramente più alta. A maggior ragione dovrebbe esserlo in Europa dove, essendo vietata la pubblicità diretta dei farmaci da prescrizione, Big Pharma punta tutte le sue risorse su chi firma le ricette. Il target d'elezione sono la base, i 46 mila medici di famiglia, e il vertice della piramide medica, i «luminari», i primari, quelli che "fanno opinione". «Quelli famosi e autorevoli che fanno scattare il meccanismo se l'ha detto lui...», spiega Massimo Cozza, segretario nazionale della Cgil medici. Sono gli «esperti» interpellati dai media, i baroni che presiedono le società scientifiche delle varie specializzazioni mediche. Le società scientifiche sono uno snodo fondamentale del marketing farmaceutico. Formalmente sono loro a organizzare convegni, congressi, seminari. Di fatto, a pagare viaggi, soggiorni, materiale sono le aziende che sponsorizzano l'evento. Guadagnandoci assai più del diritto a imprimere il loro marchio sulla cartelletta del convegno. La sponsorizzazione dilaga anche nell'Ecm (Educazione continua in medicina), l'aggiornamento professionale per medici e operatori sanitari, obbligatorio da alcuni anni. La permette una legge del 2003 che concede sgravi fiscali, oltre all'ovvio «ritorno» pubblicitario, alle aziende sponsorizzatrici. I docenti che tengono le lezioni sono tenuti a sottoscrivere una generica autocertificazione d'assenza di conflitto d'interessi. Nessuno controlla. Comunque, a costituire conflitto, è solo il possesso di azioni dell'azienda sponsor, non l'aver avuto da essa consulenze, borse di studio, finanziamenti per la ricerca, omaggi di vario tipo. Il ministero della salute raccomanda alle Asl di destinare l'1% dei loro bilanci alla formazione continua del personale sanitario. Raccomandazione caduta nel vuoto: almeno il 90% dei costi dell'educazione continua è coperto dalle case farmaceutiche. «Questo è il primo nodo da tagliare», dice Cozza, «la sanità pubblica deve avere un sistema d'aggiornamento professionale pubblico». Andare controcorrente si può. Il "No grazie" Alfredo Pisacane, direttore dell'Ecm all'università Federico II di Napoli, riesce a organizzare i corsi d'aggiornamento senza girare il conto alle case farmaceutiche. La sua «ricetta» (sette indicazioni per fare da soli) ha avuto l'onore d'essere pubblicata di recente sul British Medical Journal. Niente mega eventi, lavorare in piccoli gruppi e sullo scambio delle reciproche esperienze, ampio ricorso alle nuove tecnologie (web ed e-learning), chiedere ai partecipanti un piccolo contributo economico. Se le case farmaceutiche proprio muoiono dalla voglia di finanziare i corsi, conclude con una punta di provocazione il professore, mettano i loro soldi in un blind trust. Così non saranno loro a scegliere quali attività finanziare e i riceventi non sapranno chi è il donatore. Batte sui piccoli gruppi anche la dottoressa Grandori che ha fatto molta attività di formazione con l'Asl di Modena e la Regione Emilia Romagna. Un'aula scolastica, una sala di quartiere sono luoghi sicuramente più consoni all'apprendimento del bordo piscina, il posto più affollato nei convegni a cinque stelle. Il dottor Giustetto tiene corsi per neolaureati organizzati della Regione Piemonte. «Nel mio piccolo», dice, «insegno ai medici in erba come smontare i trucchi delle case farmaceutiche che, pur di vendere, inventano nuove malattie, cerco d'instillare un po' di sano scetticismo, di spirito critico». Mette in guardia i neocolleghi dal falso mito dell'informazione «tempestiva», del farmaco «ultimo grido». Gli ultimi antibiotici veramente innovativi risalgono a sette-otto anni fa; la prima statina anticolesterolo è in produzione da quindici anni e continua ad andare bene. Come dire: il resto è fuffa. Nel tempo libero il dottor Giustetto traduce a spron battuto il meglio pubblicato dalle riviste specializzate sui farmaci e sui rapporti tra medici e aziende. Le traduzioni finiscono sul sito http://www.nograziepagoio.it/ che offre numerosi link con i gruppi-fratelli sparsi per il mondo e con i bollettini indipendenti sui farmaci italiani («ne abbiamo di ottimi», dice la dottoressa Grandori) e stranieri. Sul sito resta traccia delle prese di posizione dei "No grazie" su vicende che non hanno bucato il perimetro degli addetti ai lavori. Lo scorso agosto hanno protestato contro il «misterioso» siluramento di Nello Martini, direttore dell'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco. Nel ruolo che fu di Poggiolini (do you remember?), Martini aveva dato molto fastidio a Big Pharma. Il suo licenziamento, finito su Nature e sul British Medical Journal, sulla stampa italiana non si è guadagnato più di un trafiletto. Primo effetto del cambio della guardia all'Aifa, la sospensione (anticamera della chiusura?) di Ecce, il progetto di educazione continua a distanza, pubblico e indipendente, a cui erano iscritti 143 mila tra medici, infermieri, farmacisti. La chiusura di Ecce renderà ancor più rigoglioso il mercato della formazione medica, in mano ad agenzie di dubbia qualità, quasi sempre ammanicate con l'industria del farmaco. Alla faccia dei (pochi) medici virtuosi...

4 Commenti:

  • Alle giovedì 4 dicembre 2008 18:31:00 GMT+1 , Blogger rossaura ha detto...

    Dopo l'ultimo scandalo dei medici di base a luci rosse, i No Grazie mangio a casa mia :-) mi sembrano davvero delle mosche bianche (ho storpiato la ragione sociale o il motto solo per leggerezza) ma sono dei seri professionisti che sarebbero da publicizzare un per uno come un manipolo di eroi :-)
    Grazie per le visite al blog, ma sono in un periodo di empasse, troppe cose che non vanno intorno a me (politica, sociale ecc.) con qualche tocco di personale, mi muoiono spesso gli argomenti sulle dita :-)
    Tu invece sei veramente produttivo hehehe.... beh si lucidano anche le protesi sai, ma hai ragione mordere non serve, certi misteri si dissolvono nel nulla.

    Ciao Ross

     
  • Alle giovedì 4 dicembre 2008 20:30:00 GMT+1 , Blogger nomadus ha detto...

    Grazie di cuore per aver "preservato" la mia unica protesi...eheheh, sei una vera forza ROSS! Mi piaci un casino (dal punto telematico oh, s'intende!!!) e sono felice, ma veramente felice ogni qualvolta ti leggo e ti vedo (o sul tuo blog, o su OKNOtizie o sui miei blog). Credo di poter affermare, senza tema di smentita, che una fortuna mi è capitata in questo scorcio di 2008: TU! Un salutone.

     
  • Alle venerdì 5 dicembre 2008 10:02:00 GMT+1 , Blogger rossaura ha detto...

    Ti ringrazio per la gentilezza e la generosità, sicuramente mi fanno piacere le tue parole, proprio in un tempo di bilanci di vita e di considerazioni su me stessa e sul mio modo di essere con gli altri. Non sempre è facile stare al mondo e nella mia lunga vita mi sono trovata a mettermi in discussione un'infinità di volte. Essere apprezzata è un piacere, ma lo è anche apprezzare :-). I tuoi post sono davvero puntuali e condivisibili, non eccedi mai in nulla, hai un'onesta intellettuale e anche formale invidiabile, sei attento ed intelligente. Tutte queste qualità rendono i tuoi blog abbastanza unici, ma poco frequentati, insomma non sei scoppiettante come viene chiesto ai blogger per raggiungere una certa notorietà. E' per questo che ti frequento assiduamente, questa è un'oasi di pace, te ne sarai accorto, sembra quasi di andare a trovare un amico. Non è che per caso ci siamo conosciuti in un'altra vita? :-D
    Tra parentesi non guasta il tuo umorismo sottile, molto spesso quando commento vengo fraintesa o presa troppo sul serio, ma tra noi non è successo mai.
    Un caro abbraccio Ross

    P.S.
    Anche per me il 2008 resterà tra gli anni più neri della mia vita (purtroppo neri anche in senso politico :-D ) anche se ho incontrato alcuni amici virtuali che hanno fatto la differenza.
    Grazie.

     
  • Alle venerdì 5 dicembre 2008 13:13:00 GMT+1 , Blogger nomadus ha detto...

    Non so se ci crederai, mitica ROSS, ma questo tuo commento mi ha profondamente emozionato, regalandomi dei brividi che da un pò di tempo non riconoscevo e non avevo. Leggere le tue parole o trovarmi estasiato davanti ad un quadro di Van Gogh è un tutt'uno. Percepire la bontà e la naturalezza di un giudizio così pregnante di ammirazione e considerazione nei miei riguardi, mi fanno volare come una leggiadra farfalla su Piazza San Marco (tanto per rimanere in tema campanilistico)alla ricerca del tuo sguardo per ringraziarti ed omaggiarti, magari con un caffè al Florian. In sintesi, GRAZIE di esistere magnifica ROSS. Una carezza e un sorriso per te.

     

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