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lunedì 8 settembre 2008

qualche riflessione sul caso Alitalia


Lo spinoso e controverso "caso Alitalia" mi ha fatto sorgere una precisa domanda per capire se quella congegnata da banca Intesa Sanpaolo e dal Governo sia realmente una buona operazione: è importante che un Paese abbia una compagnia di bandiera controllata da capitali nazionali e amministrata da manager italiani? Il presidente del Consiglio Berlusconi, il ministro dell'Economia Tremonti, la presidente di Confindustria Marcegaglia, l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Passera (e con loro tanti altri) sono convinti che sì, è importante. Non a caso Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna se la tengono ben stretta (la compagnia di bandiera). Perchè, secondo questa visione, controllare la principale compagnia aerea nazionale serve a favorire i flussi turistici verso il proprio Paese, a programmare meglio le destinazioni internazionali per rispondere alle esigenze delle imprese esportatrici, a coordinare il trasporto interno con altri mezzi come il treno e l'auto. Di fronte a questa esigenza superiore viene meno qualsiasi obiezione: Alitalia va rimessa in pista, in mani italiane e a qualsiasi costo. Berlusconi ha battuto anche su questo punto in campagna elettorale (vincendola), sfruttando tra l'altro i timori del Nord (e della Lega) che vedeva ridimensionarsi il ruolo dei suoi aeroporti. Ma a dare al cavaliere l'opportunità di realizzare il progetto della cordata italiana sono stati i sindacati, i quali hanno detto di no alla proposta di Air France-KLM accettata dal precedente governo Prodi. Certo non è stato difficile, per la cordata italiana, mettere a punto un progetto credibile. Se si può stabilire (senza vincoli) il numero dei dipendenti, se si possono riscrivere i contratti di lavoro, se è lo Stato (i cittadini) che si fa carico degli esuberi e dei debiti della vecchia Alitalia, se agli azionisti e agli obbligazionisti si dà un contentino con i fondi pubblici, se si può controllare il 57% del mercato italiano (il quarto in Europa e l'ottavo nel mondo) con il monopolio della rotta Milano Linate-Roma Fiumicino senza che l'Antitrust possa dire niente (è stata approvata un'apposita legge per superare l'ostacolo), beh, con tutto il rispetto per gli imprenditori coinvolti, non bisogna essere dei geni per far funzionare la nuova Alitalia! Quindi, a mio modesto avviso, meglio non parlare di "miracoli", anche perchè c'è il rischio che l'Unione Europea si metta di traverso. Il problema, in verità, è guardare oltre: la nuova Alitalia, sia pure alleggerita e ben gestita, reggerà la concorrenza dei colossi europei? Oppure, già tra pochi anni, diventerà di nuovo appetibile preda di Air France-Klm o di Lufthansa o perchè no di British Airways? Se questo fosse lo sciagurato esito, per il contribuente italiano sarebbe l'ennesima, atroce e dolorosa beffa. Mi auguro che ciò non avvenga.

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