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giovedì 7 agosto 2008

7 agosto 1990: delitto perfetto?


Diciotto anni fa avvenne quello che a tutt'oggi si può configurare quasi come un delitto perfetto.
Simonetta Cesaroni, una bella ragazza di 21 anni, figlia di un dipendente dell’azienda tranviaria comunale, viene trovata cadavere alle 22 e 30 circa del 7 agosto 1990 a Roma, in via Poma 2, quartiere Prati, dove lavorava come segretaria dell'AIAG (Associazione Italiana Alberghi della Gioventù). A scoprire la tragedia sono la sorella Claudia, il cognato di Simonetta, il suo datore di lavoro e la moglie di Pietrino Vanacore, il portiere dello stabile. Il corpo della ragazza giace in una stanza, supino, le gambe divaricate, senza mutandine, il reggiseno sollevato, trafitto con 29 colpi d'arma bianca al volto, alla gola, al tronco ed al basso ventre. L’arma utilizzata per il delitto – mai ritrovata – è, probabilmente, un tagliacarte. La tempia destra presenta un'ecchimosi, come se fosse stata colpita da un violentissimo schiaffo a mano aperta. Comincia così un mistero – tuttora irrisolto – che ha messo a nudo le inadeguatezze di un'indagine condotta con metodi approssimativi e clamorosi errori investigativi, alla quale si sono sommati pseudo-inchieste, scoop giornalistici veri e presunti, chiacchiere, pettegolezzi e un ben nutrito branco di sciacalli. A tutt’oggi gli investigatori non sono riusciti a stabilire se l’assassino fosse destrimane o mancino e neppure l’elemento fondamentale in qualsiasi inchiesta che possa dirsi tale: l’ora del delitto. Sin dalle prime battute l’indagine sul delitto di via Poma ha visto fiorire più ipotesi che certezze ed un’infinità di piste e scenari: dalle chat line all'amore lesbico, dall’aggressione di un represso sessuale fino all’incontro amoroso finito in tragedia. A lungo il sospettato numero uno è stato Federico Valle, un giovane che abitava nello stesso palazzo dove il delitto è avvenuto. A scagionarlo, oltre all’esame del DNA, il fatto che non avesse su di sé alcuna ferita, mentre una delle poche certezze è che l’assassino, nella fase finale dell’omicidio, si è sicuramente ferito. Ma prima di lui nel tritacarne dell’inchiesta era finito il portiere di via Poma, Pietrino Vanacore che venne anche arrestato. I sospetti cadono su Pietrino Vanacore perchè, secondo gli inquirenti e' stata l'ultima persona ad aver visto Simonetta viva. Determinante per il suo fermo sono alcune contraddizioni nelle testimonianze rese, relative soprattutto ad alcune piante che avrebbe dovuto innaffiare nello studio proprio nell' ora del delitto. Vanacore possiede le chiavi dell'ufficio e sul suo pantalone vengono ritrovate delle macchie di sangue. A scagionare l'indiziato sono le analisi che dimostrano come il sangue sia dello stesso Vanacore, che soffre di emorroidi: viene rimandato a casa dopo venti giorni di carcere.
Il secondo indiziato e' l'architetto Luigi Izzo, proprietario di un'abitazione nello stabile di via Poma, in vacanza all'Argentario nei giorni del delitto, ma che avrebbe coperto in qualche modo l'assassino. Nella sua casa viene trovato un asciugamano sporco di sangue, ma, anche in questo caso, la pista verra' abbandonata. L'11 marzo 1992 entra in scena Roland Voller, commerciante tedesco con presunti legami con i servizi segreti. L'uomo accusa Federico Valle, nipote dell' architetto Cesare, residente in via Poma. Secondo il tedesco, Valle sarebbe tornato a casa sanguinante la sera del delitto, che avrebbe commesso dopo aver scoperto di una presunta relazione della vittima con il padre. Viene chiamato nuovamente in causa Vanacore, che sarebbe stato il favoreggiatore, ripulendo l'appartamento dopo il delitto. Il 16 giugno 1993, dopo nuove analisi del sangue, il giudice Antonio Cappiello dichiara l'improcedibilita' nei confronti dei due per mancanza assoluta di prove. E poi c'e' Stefano Volponi, ex datore di lavoro di Simonetta, che sarebbe stato contraddittorio in alcune dichiarazioni rilasciate agli inquirenti. Anche in questo caso, il test del Dna dara' esito negativo. Una clamorosa svolta nelle indagini potrebbe essere arrivata lo scorso maggio. Il Ris di Parma ha trovato sul luogo del delitto una goccia di sangue maschile che, con ogni probabilita', appartiene all' assassino. Un risultato che e' stato considerato tanto piu' straordinario alla luce del lungo lasso di tempo trascorso dall'omicidio. L' importante ritrovamento e' arrivato dopo che il pubblico ministero Roberto Cavallone e il procuratore aggiunto Italo Ormanni avevano incaricato i carabinieri di compiere dei nuovi accertamenti sugli oggetti e gli indumenti che Simonetta aveva indosso al momento dell'aggressione, dalla canottiera al reggiseno, dagli orecchini all'orologio e al fermacapelli. I sospetti tornano ancora una volta sull'ex fidanzato di Simonetta: Raniero Busco. Ma a diciotto anni dall'efferato omicidio della Cesaroni la parola fine ancora non è stata messa.

2 Commenti:

  • Alle giovedì 7 agosto 2008 20:57:00 GMT+2 , Blogger il Russo ha detto...

    Ricordo anch'io bene il giallo del delitto di via Poma, era la prima volta che, anche con un pizzico di morbosità, i media seguiirono questo delitto che sembrò assurdo ai più immediatamente.
    La foto di Simonetta in spiaggia usata da molti giornali dell'epoca mi é ancora ben nitida in mente, leggendo i giornali di oggi poi vedo della furia in quel di Milano su un transessuale e non posso che paragonare i fatti di allora in chiave "Quer pasticciaccio brutto" alla Gadda con quelli di oggi che sanno ben più letteralmente di "Arancia Meccanica", anche nel delitto , se possibile, la società si é ancor più imbarbarita.

     
  • Alle giovedì 7 agosto 2008 22:15:00 GMT+2 , Blogger nomadus ha detto...

    I delitti sono la proiezione caleidoscopica della malvagità dell'animo umano. Riflettono altresì il continuo imbarbarimento della società civile (come giustamente noti tu caro Russo) che al confronto Arancia meccanica sembra Harry Potter. E quasi sempre la morbosità impregnante l'attenzione sia mediatica che della pubblica opinione è da ricercarsi nello sfondo sessuale che accompagna la stragrande maggioranza dei delitti le cui vittime sono donne.

     

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