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mercoledì 9 luglio 2008

la tracimazione del cattivo gusto a piazza Navona




Ieri pomeriggio non ho avuto la possibilità di essere fisicamente presente a piazza Navona per assistere alla manifestazione anti cavaliere organizzata da Flores D'Arcais, Pardi e Di Pietro. L'ho seguita però per buona parte in diretta su RaiNews24 (dalle 18 alle 21) e debbo amaramente confessare che, a parte qualche intervento, sono rimasto deluso dalla qualità e dalla bontà della manifestazione stessa. Escludendo gli interventi di Di Pietro, di Travaglio e di Camilleri (sui quali confidavo per la bontà delle cose da dire), il resto della compagnia di giro formata da comici, intellettuali e oratori della domenica non mi ha per niente soddisfatto, anzi. Come scrive giustamente stamani Filippo Ceccarelli su la Repubblica c'è stata un'ovedose di gratuita volgarità e di attacchi insensati e immotivati al presidente della Repubblica e al Papa; turpiloqui e battute da caserma più un linguaggio da osteria (oltre che da bordello di infimo ordine) hanno fatto da corollario ai pensieri in libertà sul cavaliere e sulle sue ministre (una in particolare ha avuto l'oscar per la migliore prestazione...orale) provocando alla fine una colossale tracimazione del cattivo gusto e della parolaccia becera in una piazza Navona irroconoscibile, non tanto per la platea quanto per il palco. Ecco l'articolo di Ceccarelli che mi sento di condividere in pieno. A piazza Navona, all'imbrunire, il testacoda dell'antiberlusconismo che prima curva nel turpiloquio, prende ardore e velocità nello spettacolo, poi sbanda nella gara a quale artista del palcoscenico le spara più grosse. Quindi si rovescia su stesso, fino a perdersi nel delirio a sfondo apocalittico, sessuale, teologico e pagliaccesco. E addio politica, allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti. Sul proscenio della manifestazione contro le leggi vergogna restano così solo i comici, i predicatori, gli arcangeli del sarcasmo e le poesie anche rimarchevoli, ma pur sempre pregiudizialmente "incivili" di Camilleri. Sono loro, beninteso, che riempiono le piazze. Ma poi, dopo l'incendio? Divampa tutto in meno di un'ora. Camilleri, in versi, accenna alle "sgualdrinelle che confortano le sue notti" e pizzica appena il Vaticano che lo ha invitato: "Pecunia, antica saggezza, non olet". Il cabaret avvelenato di Marco Travaglio riesce ancora tenersi all'interno di un discorso su di "Lui", il Cavaliere, le mogli, la richiesta di poter fare la comunione, i modi in cui promuove la classe dirigente, specie quella femminile, "le sue quote rosa". Poi "Pronto? Pronto?", ecco Grillo, gli è saltato il collegamento video. Perizia d'attore lo porta a denunciare un incidente sospetto. E' una voce, la sua, sempre più esagitata, come dall'aldilà. "Italiani!" grida, e in crescendo strappa il velo della grande menzogna. Lui veramente grida: "E' tutta una presa per il culo!", lo Stato è fallito, il Paese non c'è più, la politica è finita, gli assassini sul lavoro, i licenziamenti in arrivo, i veleni Ogm, il disastro energetico alle porte, ce n'è pure per la "fica in leasing", le ministre che la danno, Fini in barca con Tronchetti Provera, "le rovine, le rovine...", il compleanno di Morfeo Napolitano a Capri, "io non ne voglio più sapere", "fatevi un bel passaporto e andate tutti a fanculo!". Folle accaldate e cariche di aspettative esprimono il loro pieno consenso. Fino a quel momento si sono un po' annoiate. I comizi politici lasciano ormai il tempo che trovano. La televisione impone protagonismi, euforia, emozioni e anche volgarità, se è il caso. Ma sotto il palco Di Pietro comincia a fremere; e Paolo Flores si fa più pallido del solito. Nel cielo, sopra la fontana dei fiumi in restauro, volteggiano terribili e rumorosi gabbiani, così diversi da quelli che i notabili dell'Italia dei Valori esibiscono all'occhiello in forma di civettuola spilletta. In una vita pubblica che sempre più vive di spettacoli la rivalità fra gli attori, la gara a chi è la prima donna, è una variabile che gli organizzatori della manifestazione non hanno evidentemente calcolato. Perciò Sabina Guzzanti raggiunge il podio, saluta, si schiarisce la gola, sorride appena e attacca un paio di strofe di canzoni d'osteria. Si capisce subito che le intercettazioni sono un bocconcino prelibato e che la questione Carfagna verrà portata alle estreme conseguenze in un vorticoso giro di parti anatomiche, pratiche innominabili, storielle di sesso, rimandi a dicerie sul coccolone di Bossi. Si capisce che si va a parare sulle Pari Opportunità, ma lei riesce lo stesso a sorprendere il pubblico gridando il suo iroso sdegno contro le assai primarie motivazioni che hanno spinto Berlusconi ad assegnare alla Carfagna quell'incarico. Al confronto Beppe Grillo sembra un'educanda. Sul Papa la Guzzanti è già planata, valutandone il trapasso all'inferno e ricostruendone la probabile pena laggiù, con demoni omosessuali ("attivissimi" specifica) che lo tormentano. Si avvicina intanto il temerario presentatore Mattia Stella, nel ruolo del bravo ragazzo, e lei praticamente lo caccia, "non ho finito, ho aspettato là dietro sette ore...". Di Pietro si aggira nel backstage come una fiera al bioparco. Deve ancora affrontare la faccenda dei potenti che vanno con le prostitute perché si drogano, perché "pippano", ma Berlusconi no, lui si strafà di Viagra. In questo "porco paese". Nulla del genere si era mai visto e ascoltato, a memoria di osservatore. Ci si sorprende a pensare che continuano a spostarsi e a strapparsi i confini della vita pubblica. Dall'indignazione all'incazzatura con divagazioni sessuali e religiose è un passaggio che trascende il linguaggio per un movimento senza nome, senza destino e senza confini. Una piazza evoluta e insieme regressiva. Un frullatore di storie di pubblica intimità. Berlusconi è lo specchio di tutto questo. Forse farebbe bene a preoccuparsi. Ma forse potrebbe perfino compiacersene.

4 Commenti:

  • Alle mercoledì 9 luglio 2008 13:39:00 GMT+2 , Blogger NoirPink - Modello PANDEMONIUM ha detto...

    La Carfagna, ministro certamente incompetente, è ridotta, nelle parole di molti suoi detrattori, ad essere solo la "prostituta di corte"; e lo sarebbe a causa dei calendari osé del passato (si sa che li ha fatti: e allora?) e delle fellatio praticate al Presidente del Consiglio (non si sa se li ha fatti davvero, e, in fondo, non è davvero la cosa che mi interessa di più). Come sempre, se si vuole attaccare una donna, la via più facile è darle della "prostituta", senza parlare di fatti concreti.

    http://noirpink.blogspot.com/2008/07/attualit-mara-silvio-e-il-macho-che-c.html

     
  • Alle mercoledì 9 luglio 2008 15:24:00 GMT+2 , Blogger nomadus ha detto...

    Francamente non credo che le critiche alla Carfagna siano solo per le sue qualità da blow-job o per le incapacità da ministro. Ho la sensazione che alla base ci sia una critica indiretta nei confronti del cavaliere e della sua scelta (alquanto sorprendente) ricaduta sulla ex soubrette, che (non credo di sbagliarmi) come curriculum politico non mi pare potesse presentarne uno realmente corposo ed interessante. Delle triviali considerazioni della Guzzanti sulla Carfagna ne ho già parlato nel post e sono solo da censurare. Lo stereotipo della prostituta e del ricchione che ho letto nel tuo apprezzabile post non mi sembra possa attecchire molto nelle analisi socio-politiche di queste ultime ore. Comunque, complimenti per il tuo blog.

     
  • Alle giovedì 10 luglio 2008 09:55:00 GMT+2 , Anonymous Anonimo ha detto...

    Ho sentito l'intervento della Guzzanti e francamente lo trovo vergognoso, rancoroso tipico dell'estremista di sinistra...
    Questa non è satira ma idiozia!
    Si possono dire le stesse cose senza essere volgari, ma sicuramente lei non ne è capace.
    Mi domando come facciano a farla lavorare...a proposito di fellatio... che figura di merda che ha fatto!

     
  • Alle giovedì 10 luglio 2008 10:44:00 GMT+2 , Blogger nomadus ha detto...

    Concordo con te, anonimo commentatore. L'errore grossolano della Guzzanti (sulle cui qualità di intelligenza e di satira non discuto) è stato quello di aver scambiato il palco allestito a piazza Navona come un normale proscenio da teatro o da studio televisivo (stile "Avanzi" o "Raiot"), con la conseguente operazione di satira triviale e sboccata a beneficio del pubblico. Ma in questo caso non era un pubblico pagante e consenziente, abituato alle performances guzzantiane. No, la gente in piazza era la proiezione multiforme e pluridealista di quella parte di italiani che non si riconoscono nel leader politico che sta amministrando (male) il Paese. E questa gente non era andata a piazza Navona per ascoltare una lezione sulla fellatio...

     

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