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martedì 1 luglio 2008

dalle ultime lettere di Tonino (l'oppositore)


Debbo confessare (termine molto caro all'ex pm) che le ultime uscite pubbliche di Antonio Di Pietro mi hanno favorevolmente impressionato e nel contempo tranquillizzato. L'impressione è che il leader dell'Italia dei Valori stia sempre più acquisendo quello spessore politico di oppositore che prima certamente non aveva messo correttamente in mostra. La tranquillità è data dal fatto che l'ex pm di Mani pulite non mollerà mai e poi mai l'osso istituzionale rappresentato dal presidente del Consiglio. Sono sicuro che Tonino starà sempre con il fiato sul collo del cavaliere, controllandone ogni mossa e ogni uscita pubblica (o privata). In questa sua battaglia ad personam Di Pietro sta cercando di coinvolgere quanti più personaggi (pubblici e non) è possibile, anche attraverso invio epistolare come negli ultimi casi di Beppe Grillo (27 giugno) e di Walter Veltroni (oggi). Dal tenore delle lettere si capisce quanta passione politica e civile impieghi l'ex magistrato nel perseguire un bene comune alla collettività: che cioè chi è al potere non pensi solo a farsi gli affari propri (ma nel caso del cavaliere ciò è inevitabile) ma espleti in toto il suo mandato di guida del governo affidatogli dai cittadini elettori. Per meglio apprezzare i contenuti delle missive ve le voglio riproporre. Questa è quella indirizzata a Grillo. "Caro Beppe, ci sono momenti nella vita delle nazioni in cui i cittadini devono fare delle scelte. Momenti in cui non si può più fare finta di niente e continuare a credere che, in fondo, nulla veramente cambierà. Le leggi che continuamente vengono proposte dal nuovo Governo sono un attentato alla democrazia. Se passano, vincerà il regime e perderà, per un tempo indefinito, la democrazia. Non c’è bisogno dell’esercito per togliere la libertà ai cittadini. E’ sufficiente manipolare l’informazione e, grazie a questa, farsi eleggere in Parlamento. Quindi legiferare contro la Costituzione, contro l’indipendenza della magistratura, contro la sicurezza dei cittadini, contro la libera informazione. Una legge dopo l’altra. Cosa distingue un primo ministro di una democrazia da un dittatore? Il vero tratto distintivo è l’impunità assoluta del dittatore. Quando Silvio Berlusconi l’avrà ottenuta l’Italia sarà, a tutti gli effetti, una dittatura. Sorprende come opinionisti autorevoli abbiano potuto accreditare Silvio Berlusconi di qualità di statista e come una parte della stessa opposizione abbia creduto di poter avviare con lui le riforme istituzionali. La storia di Berlusconi parla per lui. I suoi innumerevoli processi, la condanna per corruzione giudiziaria del suo avvocato Cesare Previti per la Mondadori, la sua appartenenza alla P2, l’occupazione abusiva delle frequenze di Rete4. L’elenco è interminabile come i danni subiti a causa sua dal nostro Paese. Mi riferisco soprattutto allo spegnersi della coscienza civica, della morale, dell’etica. All’esempio devastante che Berlusconi ha offerto alla nazione e alle giovani generazioni in quasi venti anni, un esempio aggravato dalla sua impunità. Una situazione simile a quella dei ragazzi nei paesi del Sud che ammirano il camorrista o il mafioso locale. Il Consiglio dei ministri di oggi, 27 giugno 2008, ha approvato il DDL per garantire l’impunità alle prime cariche dello Stato durante l’esercizio del loro mandato, che diventano quindi più uguali degli altri cittadini di fronte alla legge. Nelle scorse settimane sono state presentate dal Governo leggi che definire vergogna è insufficiente. E’ più corretto chiamarle eversive e criminali in quanto minano le basi dello Stato e favoriscono i delinquenti. La sospensione dei processi per un anno serve a evitare la possibile condanna di Berlusconi al processo Mills di Milano. Altri centomila processi saranno bloccati per reati che vanno dallo stupro, alla truffa, al rapimento di minore. La sicurezza dei cittadini, tanto sbandierata in campagna elettorale da Berlusconi e dalla Lega, è sacrificata all’interesse del presidente del Consiglio. Il divieto di pubblicare le intercettazioni una volta depositate in tribunale a disposizione delle parti, e quindi di fatto già pubbliche, impedirebbe di venire a sapere di Parmalat o dei furbetti del quartierino. Il giornalista che pubblicasse le intercettazioni finirebbe in carcere, il suo editore chiuderebbe e chi ha compiuto il crimine non dovrebbe rispondere all’opinione pubblica. Con questa legge, negli Stati Uniti non ci sarebbe stato il Watergate e Nixon non avrebbe rassegnato le dimissioni. L’Italia dei Valori proporrà un grappolo di referendum per l’abrogazione di queste leggi contro la democrazia, se necessario promuoverà azioni di disobbedienza civile come la pubblicazione degli atti giudiziari. Nessuno può più rimanere a guardare. L’otto luglio a Roma dalle ore 18:00 in Piazza Navona, in contemporanea con l’iter di approvazione della legge sulle intercettazioni, l’Italia dei Valori insieme a esponenti della società civile ha indetto una manifestazione per la libertà di espressione e per la giustizia.
Antonio Di Pietro".
E questa è la lettera odierna inviata a Veltroni. "Carissimo Walter, è un momento cruciale per il nostro Paese, sono a rischio la democrazia e il futuro economico e sociale degli italiani. E proprio per questo, tutta l’opposizione deve essere unita e bloccare la deriva di chi abusa del proprio ruolo al fine di tutelare solo gli interessi personali. La democrazia non si baratta ma si difende in ogni sede e con tutte le energie. Questo non è il momento di soffermarsi a riflettere, nè di rimandare a tempi che verranno. È il momento di chiamare a raccolta i cittadini, di scendere in piazza, perchè domani sarà sempre troppo tardi. Non possiamo attendere inermi che i provvedimenti =salva-premier= e tutte le disposizioni vergogna divengano legge, pur essendo l’unico esito possibile, a fronte dei numeri schiaccianti che questa maggioranza ha in Parlamento. Per questo bisogna assumersi la responsabilità, dare la parola ai cittadini e spiegare loro quello che sta accadendo. L’8 luglio l’Italia dei Valori sarà a piazza Navona per manifestare e sarà senza bandiere, insieme a tante altre forze politiche, associazioni, comitati e liberi cittadini. Siamo stati chiamati e abbiamo risposto. Chiediamo anche al PD di esserci, di partecipare e di non alzare steccati. La difesa della libertà e della democrazia non ha colore, nè bandiere, ha solo la forza delle idee e il coraggio di non tirarsi indietro. Il Paese ha bisogno di un’opposizione unita, coesa e senza nessuno che rivendichi una sterile primogenitura. Anche per questo l’Italia dei Valori sarà con il PD in piazza in autunno, per denunciare l’emergenza sociale, democratica ed economica, affiancandolo in quella azione di protesta e di proposta al Paese. Il progetto del PD di un’alternativa forte e credibile a un governo che sta portando l’Italia al collasso, ha avuto già la nostra adesione. Antonio Di Pietro". Ribadisco ancora di più, dopo aver letto queste missive, la mia ammirazione sincera e totale per uno come Di Pietro che ha il pregio della coerenza e della volontà politica di tutelare gli interessi dei cittadini, nonostante i continui attacchi demagogici ricevuti negli ultimi giorni dalle truppe berlusconiane (ultimi esempi due articoli oggi su il Giornale scritti da Gianni Baget Bozzo, http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=272843 e da Paolo Guzzanti, http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=272842 noti lecchini berlusconiani) che cercano di far quadrato intorno al loro capo lenone...

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