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giovedì 26 gennaio 2006

la montagna ha partorito il topolino




Tanto rumore per nulla. Tante apparizioni per ottenere il minimo sindacale, anzi nemmeno quello (visto e considerato che "lui" i sindacati li considera tutti comunisti, pure quelli della UIL...) con grande rammarico dei suoi alleati. Mi riferisco, chiaramente, al premier che anche questa mattina ci ha deliziati (eufemismo) della sua performance quasi da Zelig Circus presso il mammifero catodico Maurizio Costanzo, che, nelle vesti sempre più strette di super partes, ha dato asilo televisivo allo stakanovista presidente del consiglio e delle barzellette (dai tempi dello chansonnier sulle navi da crociera...) sempre più proiettato al confronto con Romano Prodi, il quale, furbescamente, nicchia e rimanda a data da destinarsi, indicando una data a ridosso della settimana prima delle votazioni come utile e legittima per il confronto televisivo. Anche il giornalista con i baffi, ormai più bianchi che neri, ha invitato il premier a preferire il suo palcoscenico mediatico piuttosto che altri per la singolar tenzone, ed è l'ultimo in ordine di apparizione dopo Maria Latella a Sky, Clemente J. Mimun a RaiUno e l'inossidabile Anna La Rosa a RaiDue. Tutti stendono tappeti rossi (oopsss...pardon) al premier per avere l'esclusiva della sua presenza che alzerebbe di brutto share e auditel, ma finora bisogna dire che tutti questi sforzi sovrumani da tubo catodico NON hanno dato i risultati sperati. Proprio oggi il sito di Repubblica.it ha pubblicato il nuovo sondaggio nel quale il forcing mediatico del presidente ha prodotto un misero 0,5% di recupero sul centrosinistra, saldamente in testa nelle intenzioni di voto degli italiani. Insomma, il topolino partorito si è messo anche a fare le imitazioni del comico Pino Campagna di Zelig per poter avere qualche consenso in più, ma invano. Ci vuole ben altro che qualche battutina da becero avanspettacolo e presenzialismi televisivi da NO-TAV o da NO-PONTE (a proposito, a quando un bel corteo NO-berlusca?...) per invertire la rotta ormai predestinata della fine dell'era arcoriana, dopo una legislatura intera usata smodatamente per i propri interessi personali, con tanti saluti per chi attendeva un seguito alle sue belle promesse del 2001, interamente (o quasi) disattese e soprattutto ancora spacciate per "imponenti lavori" che hanno ridisegnato il volto dell'Italia (io direi il suo di volto, lavorato a mestiere dal lifting degli ultimi tre anni) mentre tutti faticano ad arrivare non dico alla fine del mese, ma solo al 20, che sarebbe già un miracolo. Mentre ancora continua a promettere pensioni più alte e posti di lavoro per tutti, i suoi alleati cominciano a stancarsi e a non soffrirlo più, certi come sono che ormai hanno a loro fianco una sorta di Re Mida al contrario: tutto quello che tocca non diventa oro, ma m....E coma puzza!

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