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sabato 22 maggio 2010

una (tele)giornalista con le palle


Non vorrei urtare la suscettibilità dei maschietti che leggono questo mio blog, ma una cosa la devo proprio dire: ce ne fossero nelle aziende d'Italia donne con le palle come Maria Luisa Busi. Donne che non abbassano la testa, che non scendono a compromessi e che con la schiena dritta e la favella libera riescono a dire quello che (forse) molte altre pensano ma che non hanno il coraggio di dire. La lettera della telegiornalista del TG1 indirizzata al suo direttore, il famoso leccaculo berlusconiano Augusto "Minchio" Minzolini, ha fatto il giro delle redazioni televisive e della carta stampata; il coraggio e la determinazione della Busi non credo trovi oggi eccellenti repliche nel mondo aziendale non soltanto giornalistico. Sì, certo, ci saranno eccome esempi lampanti di manager che osano sbattere la porta in faccia al proprio datore di lavoro rinunciando (magari per divergenze di vedute o di modus operandi) a lauti compensi e carriere scintillanti; esisteranno sicuramente direttori di giornale che, piuttosto che scrivere sotto dettatura dei loro editori, si alzano dalla loro prestigiosa poltrona in pelle e se ne vanno sbattendo la porta. Non dico di no. Ma di certo la forza d'urto mediatica espressa dalla Busi con la sua lettera (http://www.repubblica.it/politica/2010/05/21/news/busi_lettera-4240290/), affissa nella bacheca dei corridoi di Saxa Rubra, ha dato ampio risalto a quel modo di fare giornalismo che dovrebbe essere preso ad esempio da tante imbellettate stoccafisse impegnate (se così vogliamo dire) in conduzioni di tiggì o in servizi da reportage della parrucchiera e della portinaia e che attualmente strabordano da plasma e lcd. Anche Tiziana Ferrario, altro volto stranoto della rete ammiraglia della RAI, è stata trombata (professionalmente parlando, intendiamoci) da Minzolini. Anche lei ha avuto il merito di dire pane al pane e vino al vino, mettendosi di traverso rispetto alla copertura e all'allineamento generale di tante pavide telegiornaliste. Tanto di cappello a questi esempi di donne con le palle. Aspettando che facciano scuola. Ma nella triste realtà berlusconiana credo che sarà molto difficile seguire il loro input.

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