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martedì 26 maggio 2009

sexygate alla meneghina


Una volta c'era Giovannona coscialunga e il Decameron del Boccaccio, c'era la Dottoressa del distretto militare e c'era pure la supplente (la mitica Carmen Villani). I giovani pieni di acne della mia generazione amavano sollazzarsi con i film dove si guardavano le nudità dal buco della serratura. Oggi, nel terzo millennio, ci dobbiamo accontentare delle soap opera che hanno per protagonisti il Pifferaio con il testosterone imballato e la ex minorenne napoletana illibata (o quasi). Che era nervoso lo si vedeva lontano un miglio. La faccia torva del Pifferaio di Arcore domenica pomeriggio a San Siro ha fatto il giro delle trasmissioni, sportive e non. Un nervosismo dovuto in parte a ragioni calcistiche come la sconfitta del Milan, i fischi al capitano Maldini nella giornata del suo ritiro, gli striscioni contro una campagna acquisti deludente. Ma soprattutto dovuto all’ennesima puntata del tormentone Noemi, con l’intervista-verità all’ex fidanzato della ragazzina, Gino Flaminio (http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-2/parla-gino/parla-gino.html). Quello che però ha più indispettito il premier non è stato lo scoop in sé di Repubblica ma la narrazione che della storia hanno fatto i giornalisti, Conchita Sannino e Giuseppe D’Avanzo. Quello che esce fuori dal combinato disposto della videointervista del giovane napoletano e del suo corrispettivo cartaceo è una specie di romanzo popolare, dal classico schema lui-lei-l’altro, dove però alla fine l’amore non trionfa, anzi soccombe. Lui è il classico bravo ragazzo, d’umile famiglia, che lavora otto ore al giorno in una fabbrica napoletana per mille euro al mese. Come tutti quelli della sua età ha tanti sogni e soprattutto un amore concreto, con una bella ragazza di Portici che va ancora a scuola ma che spera un giorno di sfondare nel mondo dello spettacolo. Una coppia come tante altre, felice, come testimoniato da una lettera di Noemi conservata gelosamente da Gino. Poi all’improvviso il colpo di scena: irrompe niente meno che il presidente del Consiglio in persona nella vita della ragazza. Da quel momento tutto cambia. Lo star system, i sogni di gloria e di fama, i primi provini per la tv, i viaggi a Roma, gli incontri con papi Silvio, il Capodanno a Villa Certosa. La bella Noemi cambia di colpo, si allontana sempre più da Gino fino a lasciarlo, prima dell’epilogo finale: il nuovo fidanzamento con un tronista della De Filippi e la visita a sorpresa del Pifferaio alla festa dei suoi dicciotto anni. Una sceneggiatura, questa, in cui il Pifferaio veste il ruolo del cattivo, del Don Rodrigo, come ha fatto notare Gad Lerner (http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-2/don-rodrigo/don-rodrigo.html). E quello che è più grave per il premier è che così si presenta agli occhi dell’Italia media, quella che ha sempre corteggiato e saputo convincere, quella che non l’ha mai tradito nelle urne. Gino infatti non è l’operaio barbuto e politicizzato degli anni ’70. È un ragazzo normale, che cura il suo aspetto, dalle sopracciglia ben squadrate alle basette giù fino alla mandibola, che vuole un lavoro e un futuro senza perder tempo con le ideologie. Un figlio del popolo, quello attuale, non quello mitizzato dalla sinistra. Proprio per questo il beato Silvio, come riporta il Corriere, corre ai ripari: sente Elio Letizia, il papà di Noemi e consiglia un’intervista riparatrice, uscita sul Mattino, in cui si ricostruisce la genesi della loro amicizia. Una versione altrettanto popolare e altrettanto strappalacrime. I due si sarebbero conosciuti in campagna elettorale nel 2001, a Napoli, perché Letizia gli promette delle cartoline antiche, vecchia passione del premier. Promessa che viene mantenuta con un viaggio a Roma dopo le elezioni. Ma in quello stesso anno ecco che succede la disgrazia: il primo figlio di Elio, Yuri, muore in un incidente stradale. La notizia arriva alle orecchie del prostrato Silvio che prende carta e penna e scrive una lettera accorata e toccante. Da quel giorno il premier promette a se stesso di non lasciar sola quella sfortunata famiglia (e men che meno quella piccola illibata della Noemi...). Due storie, lo stesso protagonista ma due ruoli diversi. Una realtà che si sdoppia, in cui diventa vero tutto, anche il suo contrario. Così chiunque può scegliere a quale delle due credere. Alla fine della pruriginosa storia campano-meneghina, la morale va a farsi benedire, la dignità del premier finisce sotto i tacchi e le 10 domande rimangono a tutt'oggi ancora inevase...

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