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martedì 20 novembre 2007

modelli (dis)educativi


La notizia che oggi mi ha fatto più riflettere (e lasciato anche un pò sconcertato) è quella pubblicata a pagina 8 del Corriere della Sera a firma Alessandra Arachi, dove si analizza un fenomeno che mai avremmo voluto commentare. Quello delle ragazzine (12-15 anni) che, secondo un rapporto del 2006 a cura della Società dei pediatri italiani, su un campione di 1.251 bambini (maschietti e femminucce) l'84,9% ha dichiarato di aver avuto rapporti sessuali non protetti! E come se non bastasse, quasi il 90% di loro fa abitualmente uso di canne (non certamente con la funzione di rabdomante...), bevono alcolici con naturale frequenza, escono da soli la sera tardi, si fanno piercing, tatuaggi e quant'altro per poter essere accettati e riconosciuti dai rispettivi gruppi che frequentano. Il tutto, come giustamente sottolinea lo psichiatra dell'età evolutiva Gustavo Charmet, grazie anche (esclusivamente) all'eredità diseducativa lasciata in dote da molti genitori come quelli, in particolare, post sessantottini o post-movimentisti (1977) che volevano diversificare i modelli culturali in auge nel periodo storico in cui avevano vissuto e che, forse sperando in un salto generazionale senza rete, volevano trasmettere ai loro figli (le bambine di oggi appunto) accelerandone la capacità di socializzazione e integrazione, scevra di paure, sensi di colpa e di falsi miti. Oggi, bisogna ammetterlo, le bambine sono molto cambiate sia nei gesti che nelle parole che nel look, in particolar modo coadiuvate anche dalle loro seconde mamme (la tv delle veline e delle letterine) tutte paillettes e lustrini, minigonne e tette al vento, labbra carnose e sguardi ammiccanti, senza più remore o freni inibitori, mettendo paradossalmente in difficoltà i maschietti odierni, impreparati ad una totale esplosione di usi e costumi che rasentano l'hard, con tutto ciò che ne consegue. Immagino la reazione di qualche genitore che oggi per caso sta leggendo questo blog e non il pezzo sul Corriere, e che magari si trova impreparato ad affrontare l'argomento e la soluzione che se ne richiede. Posso suggerire di leggere un libro inchiesta di Marida Lombardo Pijola, giornalista del Messaggero, dal titolo "Ho 12 anni faccio la cubista mi chiamano principessa" edito da Bompiani. A volte anche un buon libro può essere un coadiuvante per guarire (o cercare di farlo) da una malattia che non va via come un semplice raffreddore di stagione. La malattia del cuore arido e della incomunicabilità.

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