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giovedì 2 dicembre 2010

gli scansafatiche (superpagati) di Stato


Davvero possiamo dire che, alla fine della fiera, dare dei ladri alla maggioranza dei politici nostrani è come dire che dopo la vita c'è inevitabilmente la morte. Ovvero una banalità. Già il fatto che gli onorevoli e i senatori percepiscano emolumenti a 5 cifre (escluse quelle dopo la virgola) fa venire in mente, in tempi in cui lo stipendio medio di una buona fetta di lavoratori supera di qualche spanna l'asticella dei mille euro mensili, l'iniquità di trattamento per gente che si candida non già per rappresentare i cittadini (a prescindere dal credo politico) ma solo ed esclusivamente per rinpinguare il proprio conto corrente bancario, evitando di affaticarsi oltre misura. E proprio per questo motivo (ovvero doversi dare troppo da fare) i capigruppo di Montecitorio hanno deciso di andarsene in vacanza fino al fatidico giorno destinato (mi auguro di cuore) a sfiduciare il Pifferaio di Arcore. Francamente è alquanto scandaloso che un deputato, tranne la giornata del 14 (e forse qualche altra sporadica giornata), si ritrovi a non far niente fino al prossimo 10 gennaio, sorpassando in durata anche le classiche pause scolastiche dovute alle festività natalizie e di fine anno. Ovvio che la paga di questi "signori" della politica non subirà ferie di sorta. Ci mancherebbe altro. Altrimenti come potrebbero comprarsi il panettone e il torrone come i comuni mortali? Battute a parte, bisogna riconoscere a un esponente della maggioranza (Cicchitto) la qualità della trasparenza e della verità. Ha infatti candidamente ammesso (l'ex piduista di razza) che era meglio chiudere baracca e burattini onde evitare il rischio di qualche altra brutta figura (tipo la sfiducia al ministro Bondi) prima del redde rationem fissato per il 14 dicembre. Bisogna anche dire che l'allarme (se così vogliamo chiamarlo) sulla scarsa produttività del Parlamento è stato lanciato non certo da oggi nè tantomeno da qualche post del sottoscritto, ma da tesi di laurea, saggi, commissioni e tavole rotonde varie che, da tempo, filosofeggiano sul problema della inefficienza delle Camere e sullo svuotamento dell'istituto parlamentare in genere. Qui la dottrina (anche quella spicciola) non c'entra nulla. Qui la questione è puramente politica. La verità, a mio modesto giudizio, sta nel fatto che il Parlamento NON funziona soprattutto per ragioni squisitamente politiche. I provvedimenti non arrivano, le leggi non hanno copertura (Fini qualche tempo fa "chiuse" Montecitorio proprio per quest'ultima ragione) e via elencando. Se vogliamo essere pignoli (e in certe occasioni è d'obbligo esserlo), nell'ultimo semestre la Camera dei Deputati ha di fatto approvato la legge di stabilità e la riforma dell'Università. Punto. Un pò pochino, mi sembra. E tutto ciò è avvenuto in un contesto altamente drammatico per la nostra economia, per l'euro in generale e per altro ancora su cui non sto a dilungarmi. Ci si sarebbe atteso, da parte dei parlamentari, un surplus di lavoro. Altro che vacanze. In chiusura vorrei evidenziare tre mie annotazioni. La prima è sulla scelta (fatta il 16 novembre scorso dal Capo dello Stato e dai presidenti di Camera e Senato) di fissare la data sulla fiducia al governo Berlusconi un mese dopo, il 14 dicembre per l'appunto. A me pare, francamente, un lasso di tempo un pò troppo lungo. Secondo rilievo: i finiani si potevano benissimo dissociare dalla proposta dei capigruppo di sospendere i lavori alla Camera. Sarebbe stato un bel segnale di un'idea diversa e non omologata circa la politica e i lavori parlamentari. Terza osservazione: il PD. Riconosco che Franceschini ha alzato la voce e giustamente si è battuto contro questa sciagurata proposta di interruzione dei lavori a Montecitorio. Ma qualcosa mi dice (udito il generale silenzio del partito di Bersani) che forse anche il PD rischierà di venire travolto dall'ondata di sdegno e di riprovazione da parte di quegli italiani che le vacanze (superpagate) stile Camera dei Deputati proprio non se le possono permettere. Poi non ci lamentiamo se i cittadini tendono sempre di più a prendere le distanze dalla politica o se lanciano insulti, ortaggi e uova. Eventualmente ci sono sempre le monetine da tirare, stile Hotel Raphael di qualche lustro fa...

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