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martedì 9 novembre 2010

il tallone d'Achille del cavaliere


Finalmente ci sono i presupposti per individuare il vero lato debole della granitica convinzione berlusconiana di poter sempre e comunque restare in sella e governare il nostro Paese. L'ho intuito oggi seguendo le sue contestate apparizioni nelle zone alluvionate e anche nella sua visita lampo a L'Aquila. Ecco il punto: al Pifferaio di Arcore dà enormemente fastidio sentire il popolo (o almeno quello che crede sia il suo popolo) che lo fischia e lo insulta, che gli dà del mafioso e che lo spernacchia, invitandolo a tornarsene a casa e a dimettersi. Per Berlusconi queste contestazioni sono come il sale gettato sulla ferita o come l'aceto passato sulle labbra di chi sta morendo di sete. Una cosa insopportabile, insostenibile, parossistica. Lui che ha sempre fatto dell'acclamazione, totale ed incondizionata da parte di chi lo sostiene, una sorta di invincibile cavallo di battaglia, lui che ha sistematicamente cercato e caldeggiato la partecipazione continua e deferente della sua corte (sia essa formata da nani e ballerine, affaristi e zoccole, mafiosi e marocchine), per sentirsi infinitamente amato e rispettato, adesso proprio lui si accorge dell'esistenza di quella gente del Nord Est che gli volta le spalle, che lo dileggia e lo contesta così rumorosamente da fargli decidere di uscire mestamente da una porta secondaria piuttosto che trionfante da quella principale per raccogliere ovazioni e applausi da spellarsi le mani. Ecco, cari lettori, abbiamo trovato il rimedio ai nostri comuni mali del terzo millennio: per liberarci dal berlusconismo (e di tutto ciò che vi ruota maledettamente intorno) non c'è bisogno di officiare convention o di lanciare in aria mozioni di sfiducia manco fossero monetine. Basta, a mio modesto avviso, soltanto seguire l'esempio di quelle persone che oggi, a Vicenza come a a Padova (http://video.corriere.it/urla-insulti-contro-premier/ab44ebe4-ebfe-11df-8ec2-00144f02aabc), a L'Aquila come a Milano, hanno fatto sentire, alle sproporzionate orecchie del premier, tutta la loro contestazione legittima e rinnovabile, come una sorta di energia positiva da riverberare all'infinito a tutti quegli italiani che (come chi vi scrive) non ne possono più, ma proprio più di Silvio Berlusconi e che non vedono l'ora di risvegliarsi al più presto in un Paese più libero, più bello, più democraticamente ed economicamente progredito. In parole povere, in un'altra Italia. Non ci vuole poi tanto. Basta un fischio. Moltiplicato all'infinito.

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