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domenica 21 novembre 2010

le macerie di una democrazia (e non solo dell'Aquila)


Quando ieri ho letto un flash d'agenzia, dove il nome di Letta veniva accostato a una dichiarazione in favore dei terremotati (a vita) dell'Aquila, ho avuto una sorta di singulto cerebrale, una specie di aritmia del pensiero e mi sono detto: vuoi vedere che anche il Consigliori del nano di Arcore si è rotto le scatole di fare da perenne stampella a quella specie di topo di fogna che alberga in quel di Palazzo Grazioli? Mannaggia la pupazza, mi son dovuto ricredere. La notizia era che a rilasciare quella affermazione ci aveva pensato il nipote del Consigliori, Enrico Letta, noto comunista mangiatore di bambini e proprietario di cavalli che si abbeverano alla fontana di piazza San Pietro e, caso più unico che raro, il flash d'agenzia era stato ripreso da uno dei giornali più antiberlusconiani per antonomasia (http://www.libero-news.it/articolo.jsp?id=536036), diretto da un famigerato bolscevico nonchè ex agente del KGB, proprio quel Maurizio Belpietro sfuggito di recente alla cattura dei khmer rossi della bassa bresciana, leggermente incazzati perchè Belpietro aveva licenziato (senza giusta causa) uno di loro, rappresentante molto ascoltato nel comitato di redazione. Tornando alla dura realtà, ieri la manifestazione a L'Aquila del popolo delle carriole (http://www.ilcapoluogo.com/site/News/Attualita/L-anno-zero-delle-macerie-33651) ha di fatto riacceso i riflettori (pochi per la verità) sulla scandalosa situazione del post terremoto. A diciannove mesi dalla tragica notte del 6 aprile 2009, tutto sembra essersi cristallizzato indecorosamente, come dopo la colata del Vesuvio su Pompei. Le macerie sono ancora tutte lì, a testimoniare l'abbandono di uno Stato (o meglio di una parte di esso, indegnamente rappresentato da Berlusconi e dai suoi accoliti) che ha soltanto promesso e rimandato, assicurato e negato, garantito e smentito tutto e il contrario di tutto, lasciando a bocca asciutta e con la rabbia in corpo migliaia di aquilani ancora sodomizzati da quell'infinito serpente di menzogne e di raggiri, sapientemente costruito dal governo berlusconiano. E proprio come le macerie del capoluogo abruzzese, anche le macerie dell'Italia democratica sono sempre lì, di fronte a Palazzo Chigi, a dimostrare l'incuria e la sprezzante indifferenza del governo nei confronti di tutti quei cittadini (non soltanto aquilani) che, pur non essendo terremotati fisicamente, lo sono nell'animo e nella mente, nella dignità e nella capacità di andare avanti, di sperare ancora in un futuro che li possa far uscire da un incubo che dura ormai da tre lustri. Si cercano urgentemente volontari e gente perbene disposti a rimuovere queste macerie (da L'Aquila e da Palazzo Chigi); cittadini che si facciano carico della possibilità di cambiare il volto delle città interessate dal disastro (L'Aquila e Roma) e di conseguenza di ridare decoro e dignità esistenziale all'Italia, duramente segnata e violata fin nelle sue radici democratiche da una banda criminale che al confronto quelli della Magliana sembravano giovani lupetti, ovvero la miglior forma dello scautismo nazionale. Il che è tutto dire.

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