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martedì 10 agosto 2010

le manganellate del mandriano Vittorio


Non credo che si debba aggiungere nel titolo anche il cognome del losco figuro protagonista, suo malgrado, di questo mio ennesimo post dedicato al nuovo mandriano della compagine berlusconiana piena di pecore dal vello infeltrito: di Vittorio ce n'è uno soltanto, è di Bergamo, ha 67 anni, è direttore del quotidiano di proprietà del fratello del presidente del Consiglio e la sua specialità riconosciuta è quella di randellare i nemici del suo capo. Adesso lo sta facendo con Fini, reo di essersi ribellato al signorotto di Arcore. In tempi non troppo remoti (quando dirigeva l'Indipendente) gli piaceva manganellare Craxi, adulando nel contempo (a colpi di scoop e di editoriali) l'eroe di quei giorni, quel Tonino Di Pietro di cui qualche mese fa ne ha fatto lo Scajola ante litteram per la storia delle case e della sede dell'IdV in centro a Roma. Ha il pallino degli immobili il buon Vittorio, quasi fosse un intermediario mancato della Toscano o della Immobildream; quando non spulcia nei falsi dossier zeppi di fandonie a sfondo sessuale (esemplare il caso Boffo della scorsa estate o peggio ancora la pubblicazione nel 2000 di foto pedopornografiche di minori al tempo in cui dirigeva Libero) si dedica da buon impiegato del Catasto a verificare metrature e planimetrie di case donate a partiti da vegliarde nobildonne abituate ad addormentarsi con la foto di Almirante sul comodino o ancora meglio a contestare affitti in nero a politici di destra e di sinistra senza però mai farci sapere se e quanto paga lui in qualsivoglia stamberga sotto il cui tetto ripara la sua folta e preziosa chioma. Tralasciando le sue innate ispirazioni immobiliariste abilmente miscelate a truculenti fremiti pedopornografici, si può ben dire che questa volta le manganellate feltriane non hanno assoluta ragion di esistere nè possono accampare eventuali ragioni d'asilo politico-giornalistico: ha sbagliato in toto il sommo vate (da tre soldi) della stampa meneghina con aspirazione nazional-popolare. Non si bastona una terza carica dello Stato mischiando capre e cavoli, adducendo intrighi di chissà quale natura e chiedendo nel frattempo dimissioni a furor di popolo (praticamente quattro gatti) con tanto di cedola prestampata (http://www.ilgiornale.it/web/pdf/viafini.pdf) a mò di purga stalinista, o meglio da camicia nera, più consona alla sua ideologia. No caro Vittorio, prima di mettere il naso negli affari (finora debitamente leciti sino a prova contraria) del presidente della Camera dei Deputati è bene dare un'occhiata al proprio gregge, soprattutto alla pecora nera rappresentata dal tuo caro padre padrone, il beato e plurinquisito Silvio. Prima magari proponi sul tuo bel giornalino una raccolta di firme per la nuova legge elettorale (al posto della porcata di Calderoli) e sul conflitto di interessi del fratello del tuo editore. Poi, solo poi, ammorbaci ancora con la tua smodata voglia di caccia all'immobile nascosto. Vedrai che raccoglierai molte più firme. Buona estate caro direttorio.

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