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martedì 1 giugno 2010

habemus minister


Non c'è stato bisogno fortunatamente di un conclave a Palazzo Chigi e non è stato necessario scomodare l'amico Putin nè tantomeno telefonare a Obama. Questa volta il Pifferaio di Arcore è stato decisamente molto più democratico: ha scelto direttamente. E così, finalmente, il totoministro è finito. La poltrona del ministero dello Sviluppo Economico, lasciata vacante da Claudio Scajola (ancora alla ricerca del suo benefattore di alloggio con vista sul Colosseo), accoglierà a breve le riconosciute e stimate terga di Massimo Sarmi, attuale amministratore delegato di Poste Italiane il quale, oramai prossimo al termine del mandato manageriale per il colosso di Viale Europa, potrà così coronare la sua brillante carriera con un incarico ministeriale che (tra l'altro) servirà a Berlusconi per ricucire i rapporti alquanto deteriorati con Gianfranco Fini. Il perchè è presto detto: Sarmi era stato indicato a suo tempo, per la carica di AD di Poste Italiane, proprio dall'allora presidente di Alleanza Nazionale e quindi l'attuale strategica mossa del Caimano non è altro che un gentile omaggio nei riguardi del presidente della Camera oltre che una perfetta sintesi di paraculaggine e di decisionismo stile balcone di Palazzo Venezia dei tempi che furono. La scelta di Sarmi al ministero di via Molise è una sorta di quadratura del cerchio all'interno della maggioranza governativa perchè anagraficamente Sarmi è nato in Veneto (in provincia di Verona) e ciò permette di soddisfare la Lega di Bossi e soprattutto quella parte riferibile a Luca Zaia e a Flavio Tosi, rispettivamente Governatore del Veneto e sindaco di Verona. In buona sostanza la furbesca nomina che si prepara ad effetture il Berlusca mette proprio tutti d'accordo. E per quanto riguarda il futuro AD di Poste Italiane? Ancora nulla di deciso, ma una cosa è certa: il gruppo, che sta lavorando sodo in vista della liberalizzazione del mercato postale prevista per il gennaio 2011, sa già che potrà contare in ogni caso su un ministro amico a Palazzo Chigi. Vi sembra poco?

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