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lunedì 20 luglio 2009

l'amica leccatrice di Silvio B.


E così alla fine, come previsto, la famosa registrazione della fatidica notte d'amore (a pagamento) del presidente del Consiglio con Patrizia D'Addario l'abbiamo potuta ascoltare, grazie al sito on line de L'espresso (http://espresso.repubblica.it/multimedia/home/6949372). Ora, non vorrei dire ma personalmente sono rimasto alquanto colpito non certo dal sottofondo musicale scelto dal premier prima di dare inizio alla maratona a luci rosse (un pezzo di Sal Da Vinci dall'eloquente titolo di Zoccole, zoccole) e nemmeno dalla raucedine del giorno dopo della escort barese, nè dalla scelta del lettone di Putin come campo di gara sessuale, ma da una frase pronunciata da Silvio nei confronti di Patrizia e riportata dalla stessa a Gianpaolo Tarantini (il fornitore ufficiale di topa del premier): un'amica del presidente del Consiglio vorrebbe leccare qualcosa alla D'Addario e l'invito è quello di organizzare un bel triangolo con lui estasiato spettatore prima di tuffarsi a pesce su invitanti anfratti dal sapore non certo repellente. La mia curiosità in questo momento è solleticata dalla possibile identificazione di questa amica (sostenitrice di Saffo) del premier che, tanto intimamente presa dal possibile partouze a Palazzo Grazioli, era stata allertata per la bisogna. Ho in mente una lista di possibili candidate nell'inedito ruolo di ancella dell'amore lesbico a beneficio del guardone istituzionale (surriscaldato da un paio di pillole blu): una potrebbe essere la Carfagna, che come physique du role ne ha da vendere e lo sguardo allucinato ne è un solido indicatore. Un'altra potrebbe essere la Meloni, che ha anche quel non so che di maschiaccio molto pendant con la situazione prospettata. Una terza, la più idonea alla candidatura, potrebbe senz'altro essere la Santanchè che, considerata la sua vecchia ritrosia a dargliela al cavaliere, volentieri l'avrebbe concessa alla escort barese con annessa opera di slinguazzamento. La chicca finale sarebbe stata la presenza, dietro uno specchio all'americana, di Zappadu e della sua inseparabile macchina fotografica pronta ad immortalare il tutto. A beneficio anche di quelli (tipo Ghedini) che non sono utilizzatori finali.

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