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mercoledì 22 luglio 2009

c'è un pappone (e dovrebbe andarsene)


Ogni tanto Vittorio Feltri ci azzecca con il titolo a caratteri cubitali per attirare l'attenzione di svogliati e indolenti lettori del suo giornaletto non proprio Libero. Il titolo di pappone ben si addice al nostro superdotato presidente del Consiglio, perchè (come lui stesso disse qualche tempo fa) è molto meglio un presidente del Consiglio puttaniere che ferroviere. E io aggiungerei anche: meglio pappone che pederasta e pedofilo. Però adesso è giunto il momento del coraggio delle azioni e delle scelte irrinunciabili. E' ora di levare le tende, di togliere il disturbo, di passare la mano. Sì, bisogna ammetterlo: questa situazione svelata dalle registrazioni della D'Addario è una vergogna, per lui e per l’Italia. Meno male che la caparbietà e il coraggio con cui la Repubblica e L'espresso insistono nel loro lavoro giornalisticamente ineccepibile di smascheramento delle bugie di Silvio B. riguardo alla sua vita privata (fatti che in quanto tali personalmente continuo a considerare di rilievo pubblico), portano alla luce un quadro che segnerebbe la fine della vita politica di un premier praticamente in ogni Paese civile del mondo. Meno che qui da noi. Ma adesso qualcuno deve dirglielo al superdotato di Palazzo Grazioli che bisogna attaccare al chiodo il suo grosso arnese e dedicarsi alla più tranquilla vita di nonno e di pensionato, magari a base di bromuro.

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